Poi, dopo un batti e ribatti, la gara viene interrotta “per cattiva visibilità”, in modo da poter assegnare la metà dei punti, cosa che non sarebbe stato possibile fare, se la gara fosse stata fermata definitivamente e bollata come “bagnata”: in questo caso sarebbe stato necessario percorrere i due terzi dei 18 giri previsti.

La sensazione è che non si sia neanche tentato di farla concludere per non compromettere il programma successivo, che prevede la 250 e la MotoGp, la cui partenza è prevista alle 22 italiane.

L’australiano della Ducati già ieri autore della pole position, ha chiuso la sessione anche oggi con il miglior riscontro in 1′56″007 ed ha preceduto di un niente, appena 62 millesimi, il campione del mondo della Yamaha, che anche in griglia scatterà dalla seconda posizione.

Terzo tempo a 0″682 poi per Andrea Dovizioso, all’esordio con la Honda ufficiale del team Repsol con il quarto tempo centrato ieri nelle qualifiche, con il compagno di squadra, lo spagnolo Daniel Pedrosa, reduce da infortuno e non ancora in perfette condiziono, 14mo a 2″205.

Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/04/sport/motogp/gp-qatar/warmup/warmup.html

Molte città europee, tra cui Torino, Parigi, Londra, Berlino, possiedono importanti musei egizi, ma solo Roma può vantare una quantità impressionante di reperti egizi ed egittizzanti collocati nelle strade e nelle piazze cittadine. In effetti la moda dell’Egitto nacque proprio qui quando i Romani, con la sconfitta di Antonio e Cleopatra (battaglia di Azio del 31 a.C.), entrarono in contatto diretto con la sua civiltà plurimillenaria. I rapporti e gli scambi culturali, religiosi e artistici, che si instaurarono tra il mondo egizio e quello romano dall’antichità fino al Settecento, sono il tema della mostra La lupa e la sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito, ospitata a Castel Sant’Angelo fino al 9 novembre. La sede appare quanto mai appropriata, perché il castello nasce come mausoleo di Adriano, l’imperatore che a Villa Adriana ha ricostruito un angolo dell’Egitto, il celebre Canopo, dove il suo favorito Antinoo trovò la morte gettandosi nel Nilo. Ed è proprio l’immagine di Antinoo, nelle vesti del dio Osiride, ad accogliere i visitatori. Quanto alla lupa e alla sfinge, animali simbolici delle due civiltà, sono ben visibili nelle statue del Tevere e del Nilo, pure provenienti da Villa Adriana, non dissimili da quelle collocate ai lati della dea Roma nella fontana del Palazzo Senatorio sul Campidoglio.Tra i reperti più interessanti vi è la cosiddetta Mensa Isiaca (dal Museo Egizio di Torino), scoperta a Roma, dove gli eruditi del Cinquecento studiavano la mitologia egiziana, e in particolare di Iside, il cui culto misterico si riallaccia alla tradizione ermetica che vede nella divinità l’Uno e il Tutto.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275324